lunedì 26 novembre 2007

Cosa non farei ...

Venerdi scorso sono tornato al teatro Ciak di MIlano per un altro spettacolo ("Appunti per un film sulla lotta di classe") del grande Ascanio Celestini. Di Ascanio ho gia' parlato qualche post fa in occasione dell'altro spettacolo che ho visto, per cui dico due parole sullo spettacolo (tentando di imitare le doti critiche che l'amico Mario esprime in maniera eccelsa nel suo blog che trovate tra i link a destra.

Lo spettacolo e' strutturato in maniera leggermente differente rispetto alle altre rappresentazioni di Celestini: il racconto, anzi, i racconti, fanno come al solito da portante, mentre il tono e' leggermente meno narrativo e piacevolmente piu' colloquiale. Ho notato infatti che, a differenza di "Pecora nera" o "Scemo di Guerra", in cui il racconto era in una specie di dimensione a parte senza tempo, in cui lo spettatore sembrava ascoltare il racconto come se il narratore non fosse sul palco ma al di fuori della scena e sarebbe stato impensabile far scoccare un applauso prima della fine, adesso invece lo spettacolo si compone di piu' momenti accompagnati, sottolineati e risolti dagli interventi musicali di chitarra acustica, fisarmonica e viola che siedono sul palco accanto ad Ascanio. Ascanio stesso non nega sguardi, intonazioni della voce, movimenti che coivolgono il pubblico più di quanto abbia mai percepito in un suo spettacolo.
A questo proposito devo aprire una parentesi: che culo che ho avuto! Deciso a spendere qualcosa di piu' per vedere lo spettacolo in platea piuttosto che in galleria, prenoto il biglietto al telefono e prego la voce dall'altro capo di darmi un posto buono. Venerdi sera scopro che la mia poltrona e' in seconda fila ed e' pure centrale! Proprio di fronte alla sedia su cui Ascanio fa lo spettacolo!
Le prime file non sono delle autorita' (Comune, Regione, Provincia e tutto il cucuzzaro sono come tutti gli altri se vogliono venire), per cui mi comincio a gustare lo spettacolo prima ancora che inizi (piccola nota: dietro di me e' seduto Gioele Dix).
Comunque, dicevo dello spettacolo: il registro e' diverso dal solito. La musica e' essenziale e, novita' delle novita' ... Ascanio canta. Canzoni spesso al limite del parlato, molto coinvolgenti e molto significative, naturalmente a corredo del racconto a cui seguono.
Il tema centrale e' il lavoro, il precariato e la condizione tragicamente surreale (che per questo puo' diventare sapientemente comica nella mani di Ascanio) a cui sono sotoposti i lavoratori al giorno d'oggi. Non mancano i riferimenti al costume sociale odierno e i momenti di riflessione introdotti d'improvviso con un'efficacia da premio Oscar. La voce di Ascanio, le musica e un uso sapientissimo delle luci rendono in un istante chiaro allo spettatore che tutto e' cambiato: quello seduto sulla sedia non e' piu' Ascanio che colloquia rilassato con gli amici ma e' un nuovo personaggio; il racconto entra nel registro dei soliti spettacoli: il colloquio e' finito, si puo' solo ascoltare ... e riflettere.
Ben intesi, non e' che negli altri momenti non si rifletta, persino e soprattutto quando si ride di cuore: solo che adesso siamo nell'altra dimensione.

Alla fine dello spettacolo non so quanti siano stati i minuti di applauso. So solo che le mie mani battevano da sole e che, mentre guardavo quell'artista che riceveva il meritato riconoscimento per quello che fa e come lo fa, mi sono scoperto a pensare "Cosa non farei per un'applauso come questo!"

3 commenti:

Mario Scafidi ha detto...

ma tu ideali applausi come quelli ricevuti da Celestini li hai quotidianamente nella vita, per come ti comporti e per il tuo modo di essere. solo che non li senti!

ILaNira ha detto...

stavo per scrivere la stessa cosa di Mario...Minino, in una gara di applausometro (tipo quello di "La sai l'ultima)tra tutte le persone che conosco (sono buona e non ti faccio competere contro Carmen Consoli) vinceresti tu!
Spero di vedere Celestini presto anche qui a Roma, il tuo resoconto ha accresciuto la mia curiosità.
A sapere che c'era Gioele Dix dietro di te.. ti avrei chiesto di dargli un bacio con la lingua da parte mia (ma dubito che avresti accettato di farlo...)

maxive ha detto...

Che devo dire?
Sono lusingato. Di piu': mi prostro di fronte alla vostra smisurata bonta'.
Deve essere dovuta ai pastizzi e i cornetti che vi portavo a colazione questa estate! Ma ricordatevi che non erano soldi miei: erano del fondo cassa ;)